Ebbene no!
E' difficile da spiegare, ma quest anno niente concorso nè ovviamente serata finale. I due gangsters hanno abbandonato Livorno improvvisamente senza darci spiegazioni. O almeno qualcosa ci hanno scritto. E' stato trovato un biglietto, la calligrafia è la loro ne siamo sicuri. C'è scritto: "Cose più grandi di noi. A presto".
Non sappiamo cosa sia successo, ma evidentemente qualcosa di importante. Supponiamo qualche problema con la legge. La cosa è moltro strana perchè non è da loro. O forse si...a pensarci bene.
Ci dispiace per questa notizia. Vi abbiamo avvisato appena potuto. Ricordiamo che i racconti che ci sono già stati inviati non saranno utilizzati in nessun modo. Noi collaboratori Cinasky comunque non gettiamo certo la spugna e continueremo durante l'anno a farci vivi attraverso altre piccole manifestazioni di nostra inziativa e non. Per quanto riguarda il concorso ci organizzeremo presto per il prossimo anno.
Per adesso quindi restiamo in attesa di qualche traccia Cinasky e voi per qualsiasi fuga di notizie continuate a seguire il nostro blog o myspace (www.myspace.com/fcinasky) oppure contattateci all'indirizzo fratellicinasky@gmail.com
A presto
'notte...
Ebbene si!
Anche se per adesso non abbiamo foto precise e nitide dei fantomatici fratelli Cinasky nè sappiamo con certezza dove si trovino adesso, intanto noi collaboratoti ufficiali lanciamo il concorso di quest anno (terza edizione) che si concluderà con la consueta serata di spettacolo nel 2009 (anche se con qualche sorpresa...
Scrivi un racconto di massimo 3 pagine (times new roman, carattere16) che tratti di una rivelzione notturna.
Può essere autobiografico, ironico, surreale....nessun limite!
Se piacerà ai fratelli Cinasky, verrà fatto vivere in uno spettacolo di immagini, musica e parole presso il teatro delle Commedie (maggio 2009).
Prima di inviare il racconto leggere attentamente il bando di concorso 2008/2009 qui di seguito:
BANDO DI CONCORSO LETTERARIO 2008/2009 FRATELLI CINASKY
Art.1
I Fratelli Cinasky presentano il nuovo concorso letterario "Quella notte un uomo mi disse...wisky, visioni e miraggi". I partecipanti dovranno inviare un testo di massimo 3 pagine in times new roman, 16 attinente al titolo del concorso entro e non oltre la mezzanotte del 1 febbraio 2009. Dei racconti pervenuti ne verranno scelti 5 che verranno trasposti presso il Teatro delle Commedie (Livorno) in uno spettacolo di immagini, musica e parole.
Unica soddisfazione per i vincitori sarà vedere il proprio racconto prendere vita in uno spettacolo teatrale, fatta eccezione per estemporanei ricordi di partecipazione donati dai fratelli Cinasky a seconda del budget del gruppo. Non è prevista alcuna spesa di partecipazione.
Art.2
Fermo restando il diritto inalienabile dell'autore sul racconto, i Fratelli Cinasky si riservano il diritto di adattare l'opera ai fini dello spettacolo ove fosse necessario con brevi ed eventuali tagli, senza violentare nè il contenuto nè la forma del racconto stesso.
Art.3
I racconti saranno valutati dall'insindacabile giudizio dei Fratelli Cinasky.
I racconti dovranno essere inviati all'indirizzo di posta elettronica fratellicinasky@gmail.com
Per altre informazioni restate su questo blog oppure visitate: www.myspace.com/fcinasky
'notte
Chi l'avrebbe mai detto!!
Grazie al nostro informatore segreto siamo riusciti ad avere qualche aggiornamento sul lungo e misterioso viaggio dei fratelli Cinasky.
Ebbene era vero. Si trovano in Messico. Non abbiamo foto particolarmente interessanti, ma possiamo sostenere con una certa sicurezza che i due gangsters più famosi del mondo si trovano in territorio messicano. Non sappiamo il motivo del loro lungo viaggio, ma credo che se resteremo con le orecchie ben aperte e il cuore spalancato dal riscontro avremo presto altre notizie circa il prossimo concorso letterario.
Dal canto nostro possiamo solo dirvi che qualcosa sappiamo già...quest'uomo di cui i Cinasky ci hanno parlato sembrerebbe aver aperto le loro menti; un uomo che forse è riuscito a portarli sulla retta via?
Noi speriamo tanto di no. Ma vogliamo saperne ancora di più.
Non state in ansia. State allerta.
'notte
Salve frequentatori notturni di questo blog.
La calda e torrida città ha lasciato le sue tiepidi vesti per imbottirsi con qualcosa di più caldo. Calde sono le pistole dei Cinasky, ma di loro nessuna traccia. Ormai siamo abituati alle loro dipartite temporanee da Livorno e a qualche fuga di notizie sulle loro vite.
Va da sè che i Cinasky non sono in circolazione: c'è chi ha avvistato due loschi figuri in un paesino sperduto negli states, chi dice di averli visti muoversi per l'Ungheria in un lungo viaggio alla ricerca delle loro orgini magiare. C'è addirittura chi giura di aver visto due loschi figuri ammantati di un nero indelebile aggirarsi in Messico e chiedere di un certo Jeremia...
Quel che è certo è in mano non abbiamo niente di certo. Potrebbe essere una fuga creativa per elaborare nuove idee per il prossimo anno. Sarà così? Tu lo sapresti dire? Noi collaboratori no. E siamo migliaia di NO.
Attendiamo con ansia un loro contatto.
'notte
E' in questo sperduto villaggio dell'entroterra americano, il luogo dove sono stati visti i Fratelli Cinasky, sicuramente per i loro sporchi affari...
L' estate è ormai al tramonto ed è tempo per i nostri misteriosi personaggi di trovare nuovo lavoro, intessere le trame per nuovi lucrosi commerci..ma mentre loro girano il mondo, c'è chi rimane a casa, come noi, i poveri collaboratori, le braccia non armate dei cinasky..che aspettano nuovi ordini, nuove richieste..fa caldo qui a Livorno, ma l'aria del mare ci consola dai pensieri di ogni giorno, dalle passioni non espresse, dalla voglia di fuga e trasgressione...
E Voi? come ve la passate, come vi consolate, come evadete? fatecelo sapere..scrivete quello che volete, brevi racconti, riflessioni estive sulla vostra voglia di fuga... ed inviatecelo a fratellicinasky@gmail.com
Se ci colpirete pubblicheremo sul blog il vostro scritto...sfogatevi!!
A presto
Vivo Libera.Rispettami. di Elisa Ciardi
Seguimi.. ti mostro una scheggia in fuga..
Ieri era Ferragosto. Le previsioni hanno dato pioggia e temporali in tutta Italia. E credo siano state veritiere. Ma a Livorno abbiamo la manìa di far come ci pare, anche con il tempo. E per fare questa scelta anarchica ci siamo alleati con Sor Vento. Si chiama Libeccio, volutamente maiuscolo perchè qui è compagno di esistenze, forgiatore di caratteri. Alle due del pomeriggio ho alzato gli occhi al cielo ieri ed ho pensato "Ci siamo, adesso finalmente piove". Poi ho annusato l'aria, non aveva il sapore amaro del selciato smosso, non sapeva di temporale, no... sapeva di poseidonia.
Un refolo di vento dal mare... ecco Libeccio che ha aperto la porta d'ingresso delle nuvole. Sta provando con le buone a convincerle ad andarsene. Ma si sa, Libeccio è babbo impetuoso e capriccioso e per domare il piombo fitto del cielo, sa che serve tutta la sua forza rivoluzionaria. ..
Si è infilato tra gli squarci del cielo.. ed ha iniziato a montare .. a montare.. ha squartato nuvole e grigio.. aperto sprazzi di blu.. spazzato via la minaccia di grigio....
A Livorno il Libeccio tocca punte di 120 km/h, non so se riesci a .. sentire cosa fa dentro.. passando dagli occhi.. dal naso.. senti in bocca il sapore di sale misto ad alghe strappate dal fondale; esci dal supermercato a 5km dalla costa ed intravedi il pulviscolo del sale, vedi auto smosse dal vento che dondolano ritmicamente come culle.. onde sulla strada che investono parapetti e scogliere. Vento è protagonista, spaventoso.
A volte chiudono il lungomare e dopo di lui si contano i danni; alberi piegati (motivo per cui resistono solo tamerici), carrozzerie bollate dal sale, cassonetti sparsi, windsurfisti impazziti.. il sale gli acceca lo sguardo.. Libeccio è indomabile, anche con le vele più piccole.
Alla sera ho guardato il cielo; c'era una Luna crescente, così limpida da accecare al pari del sole. L'umidità schiacciante, l'afa del temporale mai avuto, era stata spazzata via. Era una Luna chiara, limpida, alta nel cielo scuro di nuvole lontane che lampeggiavano in fuga.
Stamani mi aspettava un altro spettacolo della natura, lo sapevo. Guardo in alto e vedo un cielo azzurro, terso, pulito. Sorrido. Mare, arrivo. Sei tu il protagonista di oggi dentro e fuori di me.
Sulla scogliera si abbattono cavalli bianchi di schiuma, mandrie si rincorrono sulle rocce, fino ad estinguersi ai miei piedi, lassù in cima alla falesia. Un passo falso e mi porti via.. mare rigonfio di vento e nuvole.. mare smosso nelle viscere, dalle mille sfumature all'orizzonte, prima di guardare negli occhi la Gorgona, un battito di ciglia, un sorriso al cielo portato via dal Libeccio in qualche altra città dall'animo ribelle come il nostro..
PROGETTO
Apprezzo fottutissimamente i vostri bastardissimi,sguardi di pietà come un morso sulla punta cazzo, ma non ve ne è mai fottuto un cazzo di questo povero stronzo prima di essere costretti a raccogliere i resti della sua corta fiammata.Nedo amava l'ago,e lo descriveva come un orgasmo – Dovresti provare la mmerda in corpo. E' una mmerda, ok, ma è come una bellissima donna che ti scopa e ti fa esplodere:L'orgasmo di un pompino di ero è meglio di venire in acqua,non hai un punto di appoggio e senti la scarica che risale e scende gli scalini del tuo corpo senza uscita.-.Come un film,la solita scena a ripetizione:casa di Marilin,davanti alla tivvù;Marilin sul divano a sinistra con gli ansiolitici della madre dottoressa mrs perfezione,io sulla poltrona di destra con davanti birra,rum o vodka.Nedo sul divano a 2 posti centrale,gambe sul mobiletto col servizio da té monco e teste reclinate a dreammare,ridere,sparare le solite cazzate, ed io a rispondergli infastidito la solita pre-recorded answer,seguita dal nostro triangolare silenzio,che la testa tra le gambe, era stato lui a mettercela.E lo sapeva anche lui che la morsa stringeva sempre di più,perchè l'ero non era mai stato capace di giostrarsela e prima o poi gli avrebbe troncato il collo.Io però d'estate quando mi dedicavo al mio principale summer sport (steallare portamonete ai gamberi cosparsi di aloe sugli scogli),durante le pause mi immergevo in acqua, toglievo il costume e lo tenevo con la mano sx mentre con la mano dx pregavo Onan,ed in effetti,meglio d'una sega c'è solamente una sega in acqua a 30 metri da fie ignoranti,e mi chiedevo quanto questo fosse lontano questo dalla momentanea saturazione dei recettori oppioidi di una spinta in vena.Storia ingiusta quella di Onan,genio biblico che inventò il salto della quaglia,condannato a veder il suo nome legato,in modo alquanto improprio alla pratica dell'autoerotismo.Te la offriva Nedo,la roba,ma sapeva che avresti rifiutato e quindi lo faceva per darti fastidio.Difatti se allungavi l'avambraccio nudo dicendo di sì,lui ritirava l'ago mandandoti affanculo,la roba era solo sua.Al contrario di Marilin,che diceva che agiva così perché in fondo non voleva farci prendere,pensavo che fosse uno stronzo:se iniziavamo a farci tutti e tre non ci sarebbero stati soldi per comprare la roba a tutti,ed eravamo Marilin ed io,ma soprattutto la visa di Marilin a placare le sue ansie.Poi,c'era il desiderio egoistico e puerile di esserci avanti,con la sua“verbe”da poeta”nichilista e maledetto”,condannato volontariamente a restare in fuga dalla realtà,“albatro incapace di farsi comprendere non per una sua mancanza ma per la nostra reticenza a concepire la vita come il binomio inscindibile tra uomo e piacere artificiale che trascende dalla sostanza stessa”.Un inutile giro di parole nonsense che lui stesso non capiva,lo utilizzava per riempirsi la bocca e rinfacciarci di non avere le palle di piantarci l'ago.Quella volta mi suonò alla porta vestito da Johnny Depp alla Nestlé,sul momento mi fece ridere ma in fondo ci aveva avvezzi a ben altre cazzate:dal cane di peluche tenuto al guinzaglio per un mese,al bastone con l'effige di paperino come manico,alla testa di maiale rubata dal porchettaro e legata al cofano della peugeot per 2 settimane con annesso di mosche.Si tolse il cilindro dalla testa e ravanò dentro fino a tirare fuori un rotolo di scotch da pacchi:- Dov'è la nonna?-mi chiese.Glielo accennai col naso, mentre masticavo dei kellogs asciutti dalla scatola.Si mise subito a sigillare con meticolosa cura,la porta della stanza della vecchia argentina che era morta d'infarto la notte prima ed ora stavo vegliando.-Cazzo fai?- chiesi spintonandolo –Cazzo fai te piuttosto!contengo i cattivi odori fino a lunedì quando andremo a riscuotere la pensione,poi togliamo lo scotch e ce ne andiamo da questa città dimmerda.Ce ne andiamo,non so,ad Amsterdam.Prima o poi vedrai che col puzzo qualche stronzo se la incula la troia.-.Le sue puttanate non sapevi mai come prendertele, alla fine ci risi, ed Nedo rise con me,ma lo distolsi dal giocare coi morti.Quell'ultima bastardata non potevo fargliela alla nonna:la vecchia mi aveva accolto in casa sua per un anno dopo che mi ero fatto buttare fuori dai miei. Dopo una ultima,democratica e pacifica sentenza della santa ed inappellabile inquisizione,mi condannai all'esilio da casa,e per essere sicuro di non poter tornare più indietro comunicai di essere omosessuale alla mia progenitrice,che della matrimoniale e familiare comunione con Dio era fortissima seguace.Bugia.La mia fu una trovata per non essere tentato a tornare sotto il caldo tetto domestico e rimanere al confino,il loro veto ad un eventuale rientro sarebbe stato inappellabile. Non solo non ero omo,ma tra gli etero ero il più perseverante dei peccatori impenitenti:ritenevo un optional il preservativo e non perdevo occasione di fornicare,neanche con cessi assurdi.Sturavo più lavandini che potevo,tranne quello di Marilin.Attraversai diverse,confuse,settimane di vita trangugiando vino nell'umida stanza di una pensione vicino alla stazione,tra le urla notturne di sottomissione di travestiti e clienti delle stanze vicine.La mattina giravo per la città rubando portafogli tra il marasma che affolla le strade dei mercati rionali.La nonna mi confuse con il quarto e più piccolo dei suoi nipoti.Mi attaccò bottone coi lucciconi agli occhi e mi invitò a pranzo da lei.Accettai l'invito e mi caricai delle buste della spesa,ma perché volevo svaligiarle la casa approfittando del fatto che era limpido che non capiva un cazzo.Rinunciai ad inventario degli oggetti da volatilizzare già terminato,quando,dopo la parmigiana,mi offrì quella che era stata la camera”di mio padre”per digerire tramite la siesta.Mi trasferii la sera stessa lì con la”nonna”:le facevo la spesa, derubavo altre vecchie(ma stronze)per comprarle regali e farla sorridere,pagavo le bollette e pulivo quello che lei, con la sua vista da segaiolo non riusciva a pulire.Riusciva solo in cucina.Era cattolica,ma non si era mai accorta che tutte le settimane andava a messa dai testimoni di Jeova. Mi ci ero affezionato sul serio alla vecchia,benchè alcune volte ho avuto il serio dubbio che mi stesse prendendo per il culo e sapesse chi ero e cosa facevo. Naturalmente Nedo fu sempre il benvenuto,lei adorava l'arguzia delle sue battute di spirito e non lo smuoveva dal divano dopo una pera per non turbare il suo riposo,secondo lei era sempre stanco perché”il giovine lavorava troppo”.Il giorno in cui è morta consegnai ad Nedo la maria rossa che cresceva tra le sue piantine e ripulii qualsiasi segno che riconducesse al borseggio,la mia principale attività dopo la masturbazione.Chiamai polizia, ambulanza,prete(cattolico,off course) e pompe funebri e le organizzai una bella cerimonia con i soldi del”fondo funerale”:li teneva in una scatola di biscotti al burro accanto al letto proprio a quel fine:sperava nella fortuna di morire nel sonno e poté godere di tale privilegio.Inutile dire che fui interrogato in questura sul tragico ritrovamento tutta la nottata della denuncia,finché l'autopsia non chiarì che era morta perché era giunta l'ora del suo grande salto e non c'erano cause esterne.Mi permisero di rientrare a vivere nella casa, benché fosse destinata a nipoti reali e non a quelli presunti o acquisiti.I parenti,che avevo avvertito lo stesso giorno tramite l'agenda,tardarono 2 mesi a farsi vivi...Di Marilin,nei salottini bene della meglio gioventù cittadina si diceva che facesse deeptroath,gangbang,bondage,pissing e girarrosto.Oh, Dio...l'avevo vista pisciare una volta sul tappeto della madre per farci 2 risate ed incolpare Ricky III le Ruà,il carlino inglese dal golfino comunista della matrona,ma ai suoi 18 anni era ancora vergine,e questo anche per volere del vostro umile narratore,che pur annusandogliela su un piatto d'argento non se l'era presa,ne soprattutto l'aveva mai cosparsa di urina.Che la rete era rimasta inviolata lo sapevamo solo noi due,secondo Nedo,negavo la verità.A lui invece,causa la brown,non si rizzava.Tutte le puttanate che giravano sul suo conto le avevano sganciate le viziate compagne di scuola,invidiose perché era bella,ricca ed alla moda.Le invidiavano il neo sopra le labbra e quegli occhi di miele,dove solevo guardare riflettersi i tramonti.I maschi si vantavano invece di essersela scopata come una matura,responsabile e virile reazione ai suoi no.Si erano spinti troppo oltre fino ad isolarla,a tal punto che lei,la scuola,aveva finito per abbandonarla contro il parere di genitori e nonni, che speravano di dar vita ad una terza generazione di medici raccomandati e ricchi,felici del loro“sad & grey pseudo-paradiso feudal-capital-borghese”come definiva lei l'orrore della parentela euro-maker.Ripugnava la falsa genuinità del loro”lifestyle”e la mutua e gioiosa rassegnazione alla “routine”ed al tradimento in nome di una alleanza basata sui principi della convenienza ecomico-familiare e del “cheddiràlagentese”.Li avrebbe preferiti separati,piuttosto che allegramente infelici in una lugubre pantomima di vita.O erano felici così?.In casa,sempre in canottiera bianca ed un paio di pantaloncini grigi,per disturbare la madre che la voleva raggiantemente Guess dalla testa ai piedi come fino a due anni prima;All'aperto,indossava un paio di stivaletti marroni di camoscio,alti fino a metà dello stinco,ed un vestitino svolazzante new age dal colore immacolato coi laccetti sotto al collo,una cintura di cuoio di cane cinese alla vita.Col freddo,corredava al tutto una giacca lunga e pellicciata.Sempre occhialoni abnormi e scuri e rossetto rosso ciliegia.Non indossava altri vestiti,ed addobbata così, le invidiose seguitavano a pensare che si atteggiasse a troia,quando,secondo me,la vergine si era spogliata di tutti gli inutili ornamenti per urlare la bellezza della semplicità e la purezza della sua anima dal peccato originale.Era una monaca.A volte rispolverava dall'armadio i suoi costosi abitini da scimmietta da circo:toppini,corpetti e lingerie da 100 euro a pezzo,gonnelline girotopa.Solo per me. Sfilava ammaliante tra i sorrisi di entrambi;le chiedevo di indossarli perché sapevo che adorava quei vestitini nonostante il pubblico rifiuto.Le nostre sfilate finivano con 2 corpi nudi a scaldarsi sul divano:sfioravo ogni spigoloso angolo di quella denudata bambolina scarna,con mani e labbra,senza baci veri.In queste scene dolciamare,non ho mai avuto il coraggio di penetrarle neanche la bocca con la lingua.Stupide e dolci delicatezze,paura e disagio di rompere qualcosa.Eppure ci amiamo:“ti amo”sono le uniche due parole umane che ci escono di bocca,in divini silenzi altrimenti rotti solo da respiri ansiosi e lacrime salate.Non era gelosa delle altre,ogni mia nuova scopata aveva la stessa gravità per lei di una sega,ero fedele alla sua anima,e lei lo sapeva.Nedo è morto investito da un'auto,il corpo ha attraversato rovinosamente la carreggiata per rompersi il collo sbattendo di rimbalzo contro un cassonetto.Ho visto la scena, era davanti a me,strafatto e gliel'ho pagata io.Sul marciapiede.E' sceso e me l'hanno falciato ad un palmo di naso. Sono rimasto ritto immobile in quella posizione con schizzi di sangue sulla fronte.Mi sento una mmerda:non ho neanche provato a soccorrerlo.Dopo 2 minuti senza battito di ciglia ho solo lanciato urli isterici contro tutti quelli che gli si erano messi attorno.Al funerale, solo la madre(che adesso si sentiva sollevata perché una volta murato sapeva sempre cosa stesse facendo il figli),la Marilin bianca dalle labbra rosse come piaceva anche a Nedo,ed il vostro umile narratore.Scelsi l'epitaffio:”fedele alla sua anima”come sulla lapide di Jim Morrison.Dopo il funerale tornai a casa,trovai sulla soglia un costantino milanese ed abbronzato,presentatosi come uno dei 3 nipoti rimasti vivi.Aveva parlato coi vicini e voleva ringraziarmi per essermi preso cura della sua cara adorata nonnina,essere stato così carino ed aver organizzato il funerale(tanti ringraziamenti,fece in quella serata,che mi venne il dubbio fosse frocio e ci stesse provando),scusarsi per non essere venuto,ed assicurarmi che mi avrebbero lasciato per un po' l'uso della casa,tanto loro 3,erano giovani-manager-imprenditori-omini-novi-in -politica,tanto occupati e così ricchi da merendare caviale ex-sovietico e pulirsi i culi coi fogli da 50 euri,o così mi era sembrato di capire, perché la sua”Rmoscia”e l'alcool mi anestetizzavano i sensi.Fece guidare me, che ero un abitué di veicoli proletari, e non capivo un cazzo di motori,il suo mercedes col radicchio e cerchi della lega da ben 150'000 euro:per mio padre,stipendio di 13 anni di lavoro.Mi invitò a cenare e bere da re,anche se io di voglia zero, ma pareva scortese rifiutare.Mi spiegò che la nonna aveva iniziato a mostrare segni di squilibrio(per questo fu abbandonata)quando il 4° nipotino le era stato falciato da un'auto davanti agli occhi.Ironia della sorte, pensai,se l'avessi saputo prima forse sarei stato più attento a dove metteva i piedi quel bambino di Nedo,pace all'anima sua se non se l'era venduta per la roba.A casa, mi accorsi che era stata la cena del death man walking re Luigi XVI, perchè ritrovai la sopresa di tutta la mia vita in uno scatolone fuori dalla porta e serratura nuova di zecca.Scesi le scale col diavolo in corpo a pretendere spiegazioni e stavolta l'equipaggio del panzer tedesko si era moltiplicato per tre ad opera dello spiritoso santo:-Non ce ne fotte un cazzo della casa, ma è una questione di principio drogato dimmerda non possiamo lasciarti vivere lì a scrocco- .3 ,30enni milanesi Rmosciati, lucidati e palestrati contro una botte di vino:ho ancora il sapore del lustra scarpe dei loro stivaletti a punta, fottuti man in black squadristi del cazzo,più soldi hanno più sentono il diritto di fare gli stronzi.Ora dormo sotto i portici,e cammino i fossi riempiendo i miei vuoti col vino,che si dice dovrebbe far buon sangue,ma più mi sforzo,più mi sento scorrere dentro l'aceto, però mi disinfetta la bocca.Non voglio contagiare Marilin con la mia finale agonia, preferisco abbandonarla in silenzio...sento che la mia personale bitter sweet simphony sta per giungere alla fine,monto sul muretto che chiude il fiume e mi siedo sul bordo aspettando con la bottiglia in mano.Spero passi qualche anima nera a darmi una spinta,e se non arriverà cercherò di inciampare.Spero qualcuno trovi per me un giusto epitaffio...
Aspetto, non aspetto...
aspettando, cantando, sperando,sorridente, aspetto...
Di Francesco "Pardo" Torlai
MALEDETTO SIGARO
Non mi sei mai piaciuto. Neppure i primi tempi, quando tutto sembrava un’avventura. Con le tue arie da rivoluzionario e quelle pose da intellettuale. Io lo sapevo che le cose rischiose le lasciavi per gli altri, facendo la cresta sulla gloria di chi la guerra la combatteva davvero. Protetto e tranquillo. A veder morire chi ci credeva. Fortunatamente con me sei sempre caduto male. In ogni occasione sapevi scegliere l’amico giusto. Tra gli yankee no. Ma quelli non contano. Non piacciono neppure a me. Cosa vuoi farci, sono cubano anch’io. Però sono avanero. Non un guajiro come te. So ballare come un negro, sono pazzo come uno spagnolo, però più simpatico. Corteggio le donne come un italiano. Mi getto senza pensare in tutte le avventure. Prendo una zattera e fuggo via per il mare. M’innamoro e subito mi perdo. Tradisco. Mi ubriaco. Fuggo da chi mi vuol comandare. Perché noi avaneri siamo fatti così. Non ci va a genio chi dà troppi ordini. Per questo non mi piaci. Non sei mai riuscito a incantarmi. Neppure quando avevi le palle e adesso chissà che fine hanno fatto. Non ti è rimasta nemmeno la voce. La barba è grigia e il sigaro si vede sempre meno. Le divise militari sono in soffitta da quando hai messo il vestito buono. Ma io non ci casco. Non ci sono mai caduto. Perché so che non puoi cambiare. Per questo sono scappato via. Per questo ho preso quella zattera di legno. I tuoi soldati sparavano e io gridavo da lontano: “Andate a farvi fottere, bastardi!”. Perché anche i servi non mi sono mai piaciuti. E i tuoi sgherri sono solo dei servi. Con il coltello rivolto verso il popolo. In ogni momento. Non mi sei mancato. Non mi sei mai mancato. E non mi mancherai. Vorrei solo sapere cosa ci sei venuto a fare a Miami. Dopo tutto quello che ho passato. Dopo tutto quello che ci hai fatto passare. Come potevi sperare che non ci avrei provato. Ho vissuto per questo. Ho sempre avuto un solo desiderio. Fartelo volare via dalle labbra quel maledetto sigaro. Quel puzzolente Cohiba. Folla che sgomita. Donne che gridano. È lui. È lui. Bimbi che sorridono, ma non siamo all’Avana. Non è Piazza della Rivoluzione e le bandiere non le hanno distribuite i tuoi servi. Come quando ci obbligavi a manifestare. Come ai tempi delle comiche sfilate. Venivano i poliziotti e ci buttavano per strada. E chi non ci andava finiva in guardina. Non mi sei mai piaciuto. Per questo sono qui. Per non vederti più. Perché un giorno possa riabbracciare i miei figli. Perché le palme di Miami mi hanno stancato. E anche questi maledetti yankees. Sono sempre stato bravo con il fucile. Ero un cecchino di alta precisione. Mi hai mandato in Angola e ho fatto strage di negri. Non per te e per le tue rivoluzioni. Solo perché se non sparavo io mi ammazzavano loro. E ho dovuto scegliere. Adesso scelgo di rivedere la mia gente e di sparare il colpo che ci libererà. Da te e dalle tue idee. Dai ricordi scellerati. Da un esilio senza fine. Il vento d’agosto mi porta il sapore del mare. Le palme e i grattaceli lontani. Miami. L’Avana è soltanto un ricordo. Non ci sarei mai venuto, se tu non mi avessi costretto. Adesso rimpiango le mie spiagge e la mia gente. Il sapore del riso con i fagioli. Il sorriso delle mie donne. Mulatte dalle forme abbondanti e creole maliziose, che ondeggiano curve mozzafiato su gonnelline cortissime. Lavoro e ricordo. Il denaro adesso lo trovo. Con fatica, ma lo trovo. E ne mando un po’ a casa, dove è sempre più dura. Mattino d’un giorno d’estate. Le automobili qui sono grandi e moderne e gli autobus non fanno rumore. Non perdono i pezzi per strada. E ho nostalgia anche di quello. Di quando facevo il meccanico all’angolo di qualche incrocio per poter ripartire. È dura la vita in esilio. È dura doverti pensare. Avere una foto davanti. Sbiadita dal tempo, ingiallita. Un sigaro stretto tra i denti. E fare sempre il medesimo sogno, da anni. Solo che dopo sono sempre più triste. Perché il sogno finisce. E io non riesco a spararti. Non riesco a fartelo volar via dalle labbra quel sigaro puzzolente. Maledetto sigaro. Maledetto Cohiba. Maledetti ricordi.
Ecco i 5 racconti vincitori in versione integrale della serata conclusiva del concorso ideato dai Fratelli Cinasky "E adesso scappa...storie di ribelli disperati" del 15 maggio 2008, tenutosi presso il Nuovo Teatro delle Commedie.
Era una mattina di sole quando mia madre mi telefonò per avvisarmi della morte del professor Bianchi. Lo avevano investito la sera prima mentre attraversava la strada, sulle strisce. Stava andando alla messa delle 19. La ringraziai e riattaccai.
Mi imbucai in doccia e pensai a quanti anni erano passati dall’ultima volta che l’avevo incontrato. Almeno una decina. La telefonata mi aveva fatto tardare, dovevo sbrigarmi se volevo arrivare in tempo al lavoro. Mi rivestii, scesi di corsa le scale e saltai sull’autobus. Mi sedetti in fondo e accesi l’i-pod.Poi le giornate si allungavano, la nebbia svaniva e sentivi nell’aria la primavera. Sedevamo sulle sponde e ci godevamo il primo sole caldo. I Pearl Jam nelle orecchie, Benni e Bukowski nella testa, creavamo e poi distruggevamo il mondo ogni giorno. Fu allora, ricordi?, che inventasti Mr. Cartuccia Bagnata, un killer romantico che prima di uccidere raccontava una favola sempre nuova alla sua vittima, poi diceva “Ma questa è un’altra storia”, e allora lo sventurato sapeva che era giunta la sua ora. Sul giornale del liceo uscirono otto puntate, e per anni sconosciuti ti fermarono per strada chiedendoti se per caso ne avessi scritte altre, o per confessarti di averle collezionate di fianco alle raccolte di Superman e Tex Willer.
Eppure lo vedevo questo mondo fuori dal finestrino. Le macchine, i semafori, le facce della gente. Cos’avevano di diverso da me? Forse a loro interessava la tragica fine di un vecchio professore di lettere da anni in pensione? No, non c’è davvero morte che possa fermare la vita. Almeno quella degli altri.
Ero già in centro. Scesi dal bus e m’incamminai verso l’ufficio. A un tratto mi fermai, tirai fuori il cellulare dalla tasca della giacca e chiamai Franco.
- Pronto?
- Ciao Frank. Senti, mi dispiace dirtelo ora; oggi non posso venire al lavoro.
- A-ha. Motivo?
- Un lutto. Sì, ecco, è morta una persona cara. Un parente. L’ho saputo solo ora.
- Capisco, sentite condoglianze. Però sappi che dovrò scalarti la giornata dalle ferie.
Mi infilai in un bar. C’era un sacco di gente, quasi tutti impiegati o negozianti schierati al bancone per consumare più velocemente la loro colazione. Mi sedetti a un tavolo e tirai fuori l’agenda. Arrivò la barista, una barista davvero carina, e ordinai cappuccino e croissant. Non me la sentivo di andare a casa del professor Bianchi, rivedere sua moglie, e tutto il resto; c’era il sole, avevo tutto il giorno davanti a me, ed ero intenzionato a scrivere un necrologio originale, mio, un qualcosa di cui sarebbe andato fiero. Sarebbe stato il mio saluto, non c’era alcun dubbio, e lo avrei scritto nella maniera che più gli sarebbe piaciuta.
La barista tornò con la mia colazione e la ringraziai. Davvero una barista carina.
E il giorno che Marialaura ti aveva lasciato! C’era la riunione del giornalino del liceo, e tu scrivesti un’appassionata filippica contro le ragazzine, la loro stupidità, per non parlare dell’ immaturità, e ti firmasti Orlando Furioso! Il preside ti voleva sospendere, ricordi?
Passai almeno due ore in quel dannato bar alla ricerca di una frase, una parola che funzionasse. Un tempo sarebbero bastati cinque minuti per cavarmela. Mi alzai, pagai il conto ed uscii.
Il marciapiede era pieno di gente che andava e veniva. Mi fermai un attimo sulla soglia del bar e mi misi a osservare. Era bello non avere fretta, respirare a pieni polmoni il sole di febbraio senza l’ansia di qualcosa da fare. Allora andai nel parco lì vicino.
Mi ricordai di un pomeriggio al Parc Monceau. Volevo scrivere qualcosa sulle mie giornate solitarie a Parigi. Ma non mi veniva niente, come sempre quando mi sforzavo di creare qualcosa, e allora mi misi a guardarmi attorno. Oltre gli alberi c’erano i tetti parigini, tetti blu, di un blu diverso da quello del cielo, dipinto da nuvole cariche di pioggia. Respiravo Parigi, bevevo ogni angolo, osservavo ogni sasso perché era parte attiva di un microcosmo magico. Non era forse la stessa cosa, ma adesso mi sentivo bene allo stesso modo. Parigi era lontana e non potevo riacquistare i miei vent’anni, ma riprovare lo stesso brivido, anche se in forma millesimale, era rituffarsi in un mare di ricordi perduti.
Agli esami di maturità volevi scrivere il tuo capolavoro, ricordi? Eppure, dopo tre ore non eri riuscito a buttare giù una riga decente. Ma eri sicuro di te stesso e allora scegliesti la comprensione del testo. Era una poesia di Quasimodo che non conoscevi, ma allora non dubitavi dei tuoi mezzi. Ti dettero 14 su 15, ma eri stato l’unico di tutto l’indirizzo ad avere le palle per rischiare. E poi c’era Marta. Era fiera di te. Ti considerava un grande, una persona con qualcosa di speciale. E a te non interessava più scrivere, perché eri felice così. Preferivi la vita all’immaginazione, ma stavi perdendo la tua anima. Non te ne accorgesti, forse, quando Marta se n’era andata?
A un certo punto passò Daniela. Eravamo in classe insieme, poi le strade si erano separate. Lei si era laureata in lingue e letterature straniere ed ora insegnava in un istituto tecnico professionale. E io? Beh io… come dire… avevo mollato gli studi e lavoravo in un’agenzia di viaggi.
- Dai!
- Che?!
- Non l’avrei mai detto. Con tutti i progetti che avevi! E poi non avevi una fifa tremenda dell’aereo?
- Infatti io non vado da nessuna parte. Sono gli altri ad andare
Ci accordammo per pranzare insieme. Stava giusto finendo la corsetta del mercoledì – il suo giorno libero – e non aveva impegni.
- Abito lì dietro. Faccio una doccia e torno.
- Ti aspetto qua, fai con comodo.
Ci mise una ventina di minuti. Andammo in un ristorantino alla buona di mia conoscenza.
- Sai, a volte la vita è strana. Oggi ad esempio è la mia giornata-remember.
- Giornata remember? Cosa significa?
- Che oggi continuo a scontrarmi col passato. Ricordi Bianchi, il prof di italiano? Quello che si commuoveva citando il Leopardi? Beh, è morto. Poi vado al parco e incontro te. Saranno due secoli che non ti vedevo. A sto punto mi aspetto di beccare in giro anche Gennaro, ti ricordi il bidello napoletano…
- Ahahah, ovvio che lo ricordo!
- Quello che chiamava tutti “ragazz” perché non ricordava nemmeno un nome. Lui!
- Beh mi dispiace per Bianchi, anche se all’epoca credo di averlo odiato. So che ti considerava un grande scrittore, diceva “il più grande talento che abbia mai avuto come scolaro”. E le secchione, quanto s’incazzavano! Quante te ne han dette alle spalle!
- Già. Posso immaginare. Troie.
- Ahahah! Ricordo una volta che Lorenzo come al solito aveva preso un’insufficienza nel tema. Del resto scriveva come una capra peruviana, non era il suo mestiere. Allora il prof. si infuriò con lui, come se avesse qualche colpa specifica, e gli citò un brano di uno dei tuoi capolavori. Adesso te lo dico perché mi era proprio rimasto in testa. Dicevi: “un posto dove la gente nasceva senza illusioni, viveva senza pretese e moriva senza rimpianti” e poi parlavi di un “ineluttabile destino”.
- Accidenti che memoria. Dunque sì… forse era qualcosa a proposito del Verga. O forse era qualcosa di inventato, chissà. Poco importa.
- E non hai più continuato? Intendo, continuato a scrivere.
- No, ho mollato tutto. A vent’anni ti credi un grande artista, o te lo fanno credere, oppure, nel peggiore dei casi, tutt’e due. Ma è un’illusione passeggera. Un giorno esci dal liceo e scopri che a nessuno interessa più quello che scrivi, semplicemente perché l’unico che lo faceva, prima, era il tuo prof di lettere. E lo faceva di mestiere.
- E ora, come proseguirà la tua giornata remember?
- Non lo so. Ma se hai qualche idea è bene accetta.
- Uhm… Dovrei pensarci. Intanto potresti salire da me per un caffè.
- E’ un’idea, cristo. Si vede che hai fatto le scuole alte.
Andammo da Daniela. Abitava in un bell’appartamento, ben curato.
- Ecco dove vivono i prof.
- Qualche problema con la categoria?
- No, no. Non oggi. Li ho fatti dannare un bel po’ a suo tempo. Ci credi che rimpiango quegli anni?
- Addirittura!
- Sì. Beh, non per i prof. Non per tutti, almeno. Rimpiango le cazzate con i compagni di classe, le gite, le ricreazioni passate a fare scherzi ai primini o a inganciare le ragazzine più piccole. Le mattinate saltate perché il profe di latino interrogava e noi non sapevamo nulla. E le assemblee d’istituto, cinquecento teenagers urlanti e tu sul palco come una rock star. Non si può restare diciassettenni tutta la vita?
- Non credo. Ma voi maschi siete bravi a restare immaturi tutta la vita.
La lasciai. Forse s’aspettava qualcosa di più oltre al caffè, ma sul momento proprio non mi andava, e poi dovevo ancora trovare una soluzione per Bianchi. Non avevo trovato una frase degna di essere ricordata ed erano le 16. Il Grande Scrittore, tzè. Nemmeno un necrologio ero più capace di scrivere. Dovevo darmi una mossa. Decisi allora di farmi coraggio ed andare a casa sua. Mi recai da un fiorista, composi un mazzo adatto all’occasione e salii sul secondo bus della mia giornata.
Era davvero arrabbiato quando gli dicesti che ti eri iscritto a Economia Aziendale. Non ci voleva credere. Per ripicca ti fece partecipare a un concorso di poesie. Ne aveva tenute un paio e voleva dimostrarti che bisognava inseguire i propri sogni perché si avverassero. Purtroppo, la tua antica creazione non piacque alla giuria.
Arrivai sotto l’abitazione del professore che era già quasi buio. Restai cinque minuti davanti al campanello pensando a cosa avrei risposto, a come mi sarei giustificato quando mi avrebbero chiesto chi ero. Mi preparai a memoria una frase che potesse andare bene, e finalmente suonai. Mi aprirono senza chiedere nulla. Era giornata di visite. Salii le scale fino al secondo piano. La vedova Bianchi mi riconobbe subito. Ero già stato lì un paio di volte, all’epoca in cui il professore voleva fare di me uno scrittore di successo.
- Paolo, come stai?
- Bene, bene, grazie. E lei?
(Cos’avevo combinato? Stupido! Stupido!)
- Dicono sia morto sul colpo, non ha sofferto. Grazie per il disturbo, non dovevi. Ma entra.
Nella casa c’erano parecchie persone. Parenti, vecchi amici, vicini di casa, qualche collega. Mi defilai. Per cinque minuti nessuno badò a me. Poi la signora Bianchi ritornò:
- Cosa fai in salotto? Non vieni a salutarlo?
- Preferisco di no. Voglio ricordarlo com’era, da vivo.
- Hai ragione, fai bene. Ti voleva molto bene. Come a un figlio. A volte parlava di te, e diceva che eri un gran testone, il che spesso poteva andare bene, diceva lui, eccetto quando ti mettevi in testa di essere un buono a niente.
- Beh in effetti era così. Era stato l’unico, credo, a farmi sentire in qualche modo importante. Però mi conosceva troppo bene, ed infatti…
- Sì, lo so. Ma non devi fartene una colpa. Ognuno fa di sé ciò che vuole, o ciò che riesce. Non provarne dolore.
- Già, sembra facile. Per anni lo è stato. O quantomeno lo credevo. Eppure… eppure stamattina quando ho appreso della morte di suo marito, è stato come riaprire un libro che avevo dimenticato, e allora ho pensato. Sì ecco, è da stamattina che non faccio altro che pensare. A chi sono oggi, a chi ero allora. E mi pare di avere fare un torto a qualcuno, a tutti, soprattutto a me. Vedo la gente per strada e sembrano tutti contenti, tutti indaffarati, non è così? E mi illudo di voler essere come loro, senza sapere chi siano.
- E tu come vorresti essere?
- Mi basterebbe essere quello che ero. Al liceo non avevo problemi per la testa e potevo sognare. Dicono che sia sbagliato restare quelli di allora per tutta la vita. Ma ho imparato che a dirlo sono quelli che han fatto come me. Hanno smesso di sognare, e se si trovano di fronte qualcuno che rischia di ricaderci, si mettono sulla difensiva e li bollano come immaturi. Il professore diceva che una parte di noi resta bambina, e si chiama artista. Ma tanti la perdono, altri la ripudiano, e tra i pochi a cui resta, una piccola percentuale ha il coraggio di usarla per tutta la vita.
Rimanemmo in silenzio alcuni secondi.
- Tu a quale categoria appartieni?
- Credo di essere entrato a far parte della percentuale.
Diceva che l’artista è come un salmone, risale la corrente per ritrovare la fonte. Diceva che il mondo era come un fiume, se non fai resistenza ti trascina in mare, ed allora sei solo la goccia insignificante di un oceano infinito. Diceva che tu eri un salmone contromano, avresti potuto risalire la corrente in qualsiasi momento, e senza fatica. Ma eri giovane e non potevi capirlo, diceva, ed anche tu scivolavi verso valle. L’ultima volta che lo vedesti, disse che un giorno avresti capito e forse allora saresti diventato uno scrittore. Sì, l’avresti vista, la fonte.
Salutai la signora e scesi in strada. C’era come un odore di primavera nell’aria della sera. Salii sull’autobus e pensai che forse avrei scritto una storia. La mia.
Ecco i 5 racconti vincitori in versione integrale della serata conclusiva del concorso ideato dai Fratelli Cinasky "E adesso scappa...storie di ribelli disperati" del 15 maggio 2008, tenutosi presso il Nuovo Teatro delle Commedie.
DELIRIO.
Anche stamattina mi sono svegliata.
Perché mi sveglio tutti i giorni?
Che ci faccio qui?
Sono stanca.
Perché agli altri succedono le disgrazie e muoiono e io invece sono sempre qui?
Perché io non muoio?
Perché non sono morta?
Perché sono destinata a sopravvivere?
Comincia un’altra giornata e io come sempre dovrò recitare il ruolo di persona fortunata e senza problemi.
Mi manca il bere.
Bere fino a stare male, a non potere più mangiare.
Nessuno si è mai accorto che bevessi.
Una come me non ha l’aria di una che beve.
Sono ormai più di 10 anni che ho smesso di bere.
Con gli antidepressivi non è andata tanto meglio, ero solo più intontita, ma continuavo a essere sveglia. Non ho mai perso la mia lucidità e non sono mai riuscita a distruggermi veramente.
Forse mi amo troppo.
Forse non so cosa voglio.
Vorrei solo essere altrove.
Altrove.
Via.
Sollevata della mia croce.
E invece continuo a svegliarmi tutti i giorni a essere costretta a fare una vita normale, perfino quasi da privilegiata, ma con la mia croce sempre addosso.
Non riesco a scordare il mio passato.
Ogni giorno va un po’ meglio mi dico.
Ma se non mi fosse mai successo niente, come sarebbe andata?
So che non potrò mai essere felice, ma solo serena e a volte… a volte non ce la faccio. Non mi vorrei svegliare più. Ma non mi è mai successo e allora cerco di trovare un significato in tutto questo.
Ci deve pur essere un significato se a me è stato dato di vivere e a troppi amici, invece, con tutta la gioia e tutta la vita davanti è stato dato di morire in motorino.
Devo forse testimoniare la mia esperienza?
Per ora non ci sono mai riuscita, anzi ho cercato piuttosto di autodistruggermi.
Sono sempre stata critica verso il suicidio. La vita è un dono sempre e comunque e se esistiamo forse è anche solo per dar gioia a qualcun altro. Io spero di aver regalato un po’ di gioia.
Ho fatto un sacco di tentativi di fuga.
Ho tentato di fuggire nell’alcool e poi negli antidepressivi perché, ormai, avevo il fegato a pezzi.
Dopo questi bei fallimenti, ho pensato che forse dovevo risolvermi a una vita normale e ho tentato di recitare il ruolo che la società mi ha appiccicato.
Ho tentato di nascondermi dietro a una vita normale finchè non ho avuto voglia di fuggire di nuovo.
Andare via veramente, fisicamente. In un’altra città. Nuova casa, nuove strade. Altre persone da conoscere e a cui mostrarsi con un volto nuovo, sperando di riuscire ad essere diversi, migliori.
L’esplorazione di un’altra città è un bellissimo viaggio onirico e stare lontano dal tuo ambiente è come vivere in una bella bolla di sapone.
E’ un’esperienza di Assoluto.
Tornare ogni tanto fa quasi sentire potenti perché tanto sai che hai il tuo Altrove.
Ma quanto si può scappare?
Quanto ci si può illudere?
Si può fuggire da se stessi?
La risposta è amara e scontata: no!
Puoi andare in capo al mondo, ma la tua ombra ti seguirà sempre.
Nonostante i miei sforzi di sembrare normale, mi è sempre stata appiccicata addosso l’etichetta di ribelle.
Il ribelle è una persona che ha la rabbia dentro. Una rabbia sorda e cieca che non ti dà pace. Ogni ribelle ha la sua storia da raccontare e la sua rabbia da spiegare. Solo che spesso non ci riesce e l’incomprensione aumenta la rabbia.
Per esempio: dentro di me c’è una bambina che piange. Eppure non la sente nessuno, e non l’ha mai sentita nessuno. Era meglio non sentirla. Tanto poi gli anni passano. E il non-pianto si trasforma in rabbia.
Penso che dentro ad ogni ribelle ci sia un bambino che piange.
Volete sapere com’è il viaggio dei ribelli?
Il viaggio dei ribelli è lungo e disperato perché è un viaggio solitario. Tutti i ribelli scappano prima o poi, in un modo o nell’altro. Ognuno vuole fuggire dalle proprie ansie credendo fermamente che siano provocate dall’esterno.
E’ per questo che il ribelle fugge.
Io ho fatto tentativi di fuga mentale e fisica. Ma l’importante è riuscire a tornare. Spesso molti si perdono per strada.
Ancora non so se sono tornata per pura vigliaccheria. Io sono la ribelle di sempre, ma ero stanca di essere sola, arrabbiata e guardata come quella che va contro il sistema.
Gli altri hanno paura dei ribelli perché mettono in dubbio le loro certezze, e li scansano. E tu rimani da sola con la tua disperazione.
Ha senso?
I ribelli duri e puri muoiono da soli e io ho preferito tornare ad indossare la mia maschera di normalità. Ma la voglia di fuga c’è sempre, basta non sentirla, basta tornare con la mente ai momenti bui e tristi, basta guardare il precipizio da cui si è tornati per indossare la maschera quasi con gioia.
Con la mia maschera da persona normale mi alzo ogni giorno e conduco la vita che tutti si aspettano da me.
Dietro la mia maschera ci sono questi pensieri.
La giornata è finita. Poso la mia maschera per dormire i miei sonni inquieti e indossarla di nuovo l’indomani. E continuare così, fino alla prossima voglia di fuga e al suo non ritorno.
"E adesso scappa...storie di ribelli disperati"
Con questo titolo si apre la seconda incredibile edizione del concorso letterario indetto dai fantomatici Fratelli Cinasky che avrà luogo presso il Nuovo Teatro delle Commedie (Via Terreni 3) a Livorno giovedi 15 maggio, ore 21:30 circa.
Uno spettacolo di immagini, musica e parole durante il quale verranno presentati i 5 racconti vincitori di questa edizione svoltasi nel completo mistero. Come avviluppati nel buio più profondo sono le anime dei due Cinasky.
Quest'anno la serata vedrà anche la partecipazione della Cinasky's Royal Company che si esibirà in un breve spettacolo teatrale mentre la colonna sonora dei video e dell'intero spettacolo sarà affidata alle note della Cinasky Synphonic Orchestra Magic Trio di Marco Capozzi (chitarra), Claudio Laucci (pianoforte), Marco Liuni (elettronica, synth,ecc...). Inoltre verranno presentate le opere fotografiche di Daria Fasanelli e i dipinti di Valentina Restivo riguardanti il tema di una ribellione che scatena rabbia, che si fa strada, che commuove e che sa come farsi sentire nel vuoto di un caotico silenzio.
Non sappiamo ancora niente sulla partecipazione dei due gangsters; molto probabilmente saranno presenti, magari proprio accanto a voi. Oppure vi spieranno dall'alto del sipario o dietro qualche tenda. Chissà...su una cosa siamo certi: non è uno spettacolo per moralisti e conformisti...e per chi è debole di cuore.
I Fratelli Cinasky sono sempre in agguato...e non scherzano.
Ingresso 4 euro
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